Domande frequenti

Posso prevenire in qualche modo l'insorgenza dell'ernia?

Non esistono misure preventive cioè che possono impedire la formazione delle ernie. Infatti essa è legata a fattori predisponesti inevitabili ed a sforzi fisici o altri fattori determinanti che possono solo renderla evidente, ma non ne sono la causa diretta. E’ possibile però, in una certa misura, prevenire l’insorgenza delle complicanze effettuando una visita medica quando si rendono evidenti i primi disturbi o i primi segni locali (tumefazione o “gonfiore”). In tale caso infatti potrà essere effettuata una diagnosi corretta , dando la giusta indicazione all’intervento chirurgico.

Utilizzando il cinto erniario o le mutandine elastiche l’ernia inguinale può guarire?

Non esiste alcuna terapia medica per l'ernia. Tutte le terapie non chirurgiche non portano alla risoluzione del problema ed in alcuni casi sono assolutamente da evitare (cinti, compressioni, iniezioni sclerosanti) . Quindi, l'unico rimedio efficace per l'ernia e' l'intervento chirurgico.

Cosa rischio se non mi faccio operare?

Nel caso in cui sia fatta diagnosi di ernia della parete addominale, il paziente può decidere di non sottoporsi ad intervento chirurgico se la tumefazione è di piccole dimensioni e non arreca disturbi, nella consapevolezza che questa non guarirà. Le possibili evoluzioni sono caratterizzate dall’aumento di dimensioni che può comportare disturbi estetici (soprattutto in caso di ernie epigastriche, ombelicali, di Spigelio o laparoceli) e incremento del dolore locale che può poi irradiarsi alle regioni adiacenti ed infine l’insorgenza delle complicanze quali l’ intasamento che si verifica più di frequente quando i visceri erniati sono costituiti da tratti intestinali che contengono feci formate, infatti in questi casi può accadere che la massa fecale si accumuli progressivamente nel tratto intestinale erniato, distendendolo e ostruendolo. Il conseguente blocco del transito intestinale provoca una occlusione intestinale, con un quadro di dolore addominale intenso, nausea e vomito e può quindi necessitare di un trattamento tempestivo; lo strozzamento che si verifica quando le strutture che formano il colletto del sacco erniario improvvisamente esercitano un'azione di strangolamento sul segmento di intestino che lo attraversa e sulle strutture che garantiscono l’afflusso di sangue, con gravi conseguenze sulla circolazione dell’organo. Questa complicazione è particolarmente temibile perché, se non viene risolta tempestivamente, porta alla necrosi ischemica dell’intestino con conseguente perforazione della parete intestinale. In questi casi sarà presente dolore addominale spontaneo accentuato dalla palpazione della tumefazione che diventa tesa, dura e irriducibile con i segni di occlusione intestinale ( con addome disteso, dolente spontaneamente associato a nausea, vomito e alvo chiuso alle feci ed ai gas), o di peritonite (con addome severamente dolente con contrattura di tutta la parete addominale, associato a febbre, calo pressorio, con cute pallida, fredda e sudata) in caso di perforazione dell’intestino con versamento del contenuto settico in cavità addominale. Anche in tale caso è necessario quindi, l’intervento chirurgico urgente. L'intervento chirurgico infatti, consente l'esplorazione diretta del viscere coinvolto e quando praticato con tempestività riesce a evitare danni irreversibili all'intestino risparmiando al paziente la più complessa procedura di resezione del tratto intestinale necrotico.

Posso assumere farmaci per diminuire il dolore pre e post intervento?

Il dolore preoperatorio può essere contenuto solo limitando gli sforzi fisici e solo se non sono subentrate delle complicanze della patologia erniaria. In ogni caso, il dolore e gli altri sintomi associati possono passare solo curandone la causa cioè l’ernia e quindi solo con l’intervento chirurgico. Nel postoperatorio è prevista la somministrazione di farmaci antidolorifici di comune uso, sia nell’immediato che nei giorni successivi. La tipologia e la posologia del farmaco può variare a seconda del paziente e del tipo di intervento chirurgico effettuato.

Se un mio stretto familiare ha avuto un problema di ernia, ho un rischio maggiore?

E’ stata ormai comprovata l’esistenza una familiarità per la patologia erniaria che rientra trai fattori predisponesti, e quindi inevitabili, dell’ernia. Si eredita quindi, una debolezza cosiddetta “costituzionale” che comporta un maggior rischio di sviluppare un ernia rispetto alla popolazione generale.

Dopo quanto tempo dopo l’intervento posso tornare a casa?

La degenza ospedaliera dopo un intervento di riparazione di ernia della parete addominale, dipende dal tipo di intervento effettuato a dalle condizioni generali pre/post-operatorie del paziente. Nei casi standard (ernie inguinali, ombelicali, epigastriche e piccoli laparoceli) in pazienti giovani e comunque in buone condizioni generali e dopo anestesia locale o loco-regionale, la dimissione può avvenire la giornata stessa dell’intervento, dopo comunque un periodo di osservazione di almeno 5-6 ore . E’ inoltre necessario che il paziente non abiti troppo lontano dalla struttura dove è stato operato (entro circa 40 km) e possa usufruire della assistenza di un amico o parente in caso di bisogno (non deve abitare da solo). Nei casi in cui l’intervento chirurgico abbia comportato una riparazione ampia della parete addominale o altre manovre più invasive e nei casi in cui siano subentrate complicanze, la dimissioni avverrà dopo un numero di giorni variabile a seconda dei casi.

Quale tipo di trattamento chirurgico consente una ripresa più veloce?

Il tipo di trattamento chirurgico viene scelto in base al tipo di problema, presentato dal singolo paziente, in modo tale da consentire la maggiore efficacia nella riparazione della parete addominale ed il minore disagio per il paziente stesso. Per le ernie primitive “standard” ossia mai operate in precedenza è sicuramente preferibile l'intervento tensionfree-sutureless in anestesia locale ed in regime ambulatoriale (al termine dell' intervento il paziente va a casa): questo è l’approccio consigliato in tutte le linee guida internazionali. L'intervento laparoscopico condotto in anestesia generale con qualche giorno di ricovero va riservato solo a quei casi di ernie recidive particolarmente complesse.

Dopo quanto tempo dall’intervento posso riprendere a fare sport? Per quanto tempo devo stare a riposo?

Se si considera il postoperatorio di un intervento programmato di riparazione di ernia inguinale primitiva, eseguito in un paziente sano, in assenza di complicanze, egli potrà riprendere il giorno dopo un’attività sedentaria e poco dopo, gradualmente, un’attività fisica lieve- moderata ( per es. salire e scendere le scale, guidare l’automobile, corsa leggera). Nell’arco mediamente di 7-15 giorni potrà riprendere a svolgere attività lavorative fisicamente impegnative, condizionanti il sollevamento di pesi o attività sportive intense; la rapidità della ripresa dell’attività sportiva dipenderà anche dal grado di preparazione atletica del paziente stesso. Non è indicato l’utilizzo di nessun mezzo di contenzione elastica (per es. cinto erniario). Le stessa considerazioni sono valide per il postoperatorio di interventi di riparazione di altri tipi di ernie e piccoli laproceli, con l’accortezza di indossare una contenzione elastica addominale (es. pancera) per un periodo di tempo generalmente breve ma variabile a seconda del caso.

L’intervento di riparazione per ernia inguinale può influire sulla fertilità e/o sulla potenza sessuale?

L’intervento di riparazione con protesi di ernia inguinale nella stragrande maggioranza dei casi non comporta ripercussioni sulla fertilità e/o potenza sessuale. In alcuni casi rarissimi di ernia pluri-pluri-recidiva, la complessità anatomica della regione, in esiti di numerosi pregressi interventi chirurgici della stessa,e la necessità di effettuare una riparazione definitiva e ottimale della parete, possono comportare la sezione del dotto deferente che non si ripercuote sulla fertilità, nè sulla potenza sessuale. Il paziente va comunque adeguatamente informato, prima dell’intervento , della possibilità di correre tale rischio.

Dopo l’intervento chirurgico di riparazione di ernia inguinale quali possono essere le possibili complicanze?

Le complicanze postoperatorie di più comune riscontro sono caratterizzate nel periodo successivo all’intervento, quindi dopo circa 7-10 giorni, dalla comparsa di ematomi ( nel 5-8 % dei casi)* o sieromi (2-3% dei casi)*, cioè di raccolte di liquido infiammatorio o di sangue al disotto della ferita e nella zona adiacente. Questa situazione può associarsi alla comparsa di febbre e di dolore progressivamente crescente della zona operata che potrà apparire arrossata, di consistenza dura e con alterazione del colorito della cute sovrastante che in caso di ematoma potrà essere violacea. Tale raccolta , se di piccola quantità, potrà riassorbirsi spontaneamente o necessitare di una evacuazione o aspirazione, che nella stragrande maggioranza dei casi in regime ambulatoriale ed in condizioni di sterilità.
Altra complicanza, rarissima ormai, è quella relativa al rigetto della protesi impiantata che pertanto necessiterà della sua asportazione con pulizia della regione e sostituzione di questa con una di materiale biologico.
A lungo termine, quindi a distanza di mesi dall’intervento, le complicanze che possono insorgere sono essenzialmente di due tipi, e cioè la recidiva erniaria e la nevralgia inguinale postoperatoria.
Il rischio di recidiva erniaria si è drasticamente ridotto dopo l’introduzione dei materiali protesi ed oggi è intorno al 4%*. In tale caso il trattamento chirurgico varierà a seconda delle caratteristiche del/dei precedente/i intervento/i e pertanto andrà scelto su misura del singolo paziente.
Il dolore inguinale cronico postoperatorio è una condizione debilitante che persiste o si manifesta dopo 3-6 mesi dall’intervento e comporta notevoli limitazione nell’attività lavorativa e nelle comuni attività quotidiane dei pazienti che ne sono affetti. L’incidenza del dolore cronico inguinale postoperatorio è riportata in letteratura con un range estremamente variabile a seconda del centro interessato e mediamente è del 12-35%*. Altrettanto poco uniforme è il tipo di trattamento proposto e la valutazione della sua efficacia, mancando nella maggior parte dei casi un follow-up a lungo termine dei pazienti ed una valutazione oggettiva del dolore a distanza e delle sue conseguenze sulla qualità di vita dei pazienti, e pertanto diverse sono le strategie di cura proposte, che comunque sono prima mediche e dopo chirurgiche.

*Dati riportati in base ai valori pubblicati nelle letteratura scientifica del settore. Nella nostra esperienza la il tasso di complicanze minori è inferiore al 3%, il tasso di recidive erniarie è inferiore all'1% (vedi casistica personale in tecniche operatorie).

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